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Rispondere colpo su colpo, senza timore

Dare vita allo Spazio Recuperato Uzeta è una scelta di campo, non solo un esigenza.

Come nella leggenda catanese, immortalata in uno dei lampioni di piazza Università, in cui un ragazzo del popolo, Uzeta per l’appunto, si schiera a difesa della città contro i giganti Ursini, così crediamo si debba oggi aver coraggio nella lotta ed affrontare le controparti nonostante la disparità ed il disequilibrio.

Gli incessanti sgomberi e sfratti, lo scardinamento di ogni tipo di welfare e tutele sociali, l’arretramento nei diritti sul lavoro, i tagli alla cultura, ci danno la misura dell’attacco che stiamo subendo. Il capitale, i sistemi di potere sono oggi in dichiarato e serrato attacco(offensiva), ma la nostra resistenza non può essere passiva, non può essere pensata come barricamento ma come costante controffensiva.

Lo S12596273_1561306584160361_1517356547_npazio Recuperato Uzeta rappresenta una risorsa per la città di Catania non solo in termini di spazio fisico, ma soprattutto politico.

Nel momento in cui ogni sorta di conflittualità sociale è posta in discussione, è annullata, è ridotta a sporadici momenti di piazza, crediamo sia la costanza ed una serrata organizzazione antagonista a fare la differenza.

Sovvertire quella che sembra, anche se così non è, la naturale tendenza ad essere sudditi e soggetti passivi alla pressione economica, sociale e politica che viene da palazzi, borse e governance, è un passo che necessariamente ha a che fare con il concetto di autorganizzazione, intesa come partecipazione, comunità vissuta e condivisa, prima forza motrice del cambiamento, partendo dai propri territori quotidiani.

Tutto ciò passa certo da una difesa e da un attacco, ma soprattutto da una scelta, quella di “restare” che come dal suo significato etimologico rappresenta l’opposizione ad andarsene, la scelta di non abbandonare, come Uzeta, il campo di battaglia, il proprio territorio di lotta.

                                                     Spazio Recuperato Uzeta

Solidarietà agli studenti antifascisti!

Se il colpo è infame la mano è fascistaManifestazione_antifascista

Sull’aggressione fascista di lunedì 14 possiamo dire intanto che vecchi schemi si sono riproposti : mentre alcuni studenti di un gruppo studentesco catanese si dirigevano al concentramento di una manifestazione studentesca indetta da tempo, i fascisti sbucano da un angolo, provocano e si passa immediatamente alle mani. E’ una storia vecchia come il mondo: mentre gli studenti antifascisti quotidianamente lottano scommettendosi dentro le occupazioni scolastiche, nelle piazze e nelle assemblee, i fascisti in erba tentano maldestramente di conquistare spazi di gloria arricchendo il curriculum con violenze infami. I fascisti di casa nostra si sprecano ad esibire sorrisi smaglianti e recitano la parte dei buoni samaritani della domenica, ma si tratta solo di false ambiguità: sappiamo bene che violenza e infamità sono i vostri unici mezzi d’espressione.

E’ in occasioni come questa che come antifascisti bisogna stringersi, non nella paura ma nell’odio: odio contro chi ci opprime, contro chi si mette di traverso nelle lotte, contro chi nel razzismo e nel sessismo ha le uniche bandiere.

Come Centro Sociale Liotru esprimiamo piena solidarietà agli studenti antifascisti vittima dell’imboscata di lunedì 14, certi che questo vile attacco non scalfirà di un centimetro la nostra voglia collettiva di lottare ancora, nelle piazze, nelle scuole, nei quartieri ma ci darà la carica per farlo più forte e più forti di prima.

 

Se toccano uno toccano tutti!

Chi è senza futuro scagli la prima pietra

Tra fascisti e polizia c’è amore vero”: questa frase, detta e ridetta, potrebbe benissimo essere il sottotitolo della giornata di ieri, 14 dicembre.

Da un paio di settimane aspettavamo la giornata del 14: sapevamo infatti che il Ministro dell’Istruzione Giannini sarebbe stato in visita a Catania per l’inaugurazione di un nuovo istituto omnicomprensivo nel quartiere popolare di Librino.

Una giornata di lotta come tante ne abbiamo attraversate si prospettava per la giornata di ieri: l’opposizione alla Buona Scuola ha visto, negli  ultimi due anni, riversarsi nelle strade catanesi decine di migliaia di studenti, pronti a difendere con ogni mezzo la loro  scuola pubblica.

Ritenevamo quindi fondamentali essere presenti anche noi studenti, insieme ai professori, alla grande inaugurazione che si prospettava dentro l’Istituto Angelo Musco per ricordare che non è un tappeto rosso d’accoglienza quello che la nostra cara Giannini trova nelle scuole italiane, ma la rabbia e la determinazione di chi grazie alle riforme di questo goveGianninirno si ritrova giorno dopo giorno senza un futuro.

Eppure a qualcuno questa determinazione degli studenti non è andata bene: chi ogni giorno tenta di reprime ed arginare le lotte ha deciso, ieri, di fare fronte comune a difesa del tanto elogiato ordine sociale.

Il tenore della giornata lo abbiamo infatti  visto sin dalla prima mattina quando, alcuni studenti appartenenti ad un gruppo studentesco, che si stavano recando al concentramento, sono stati aggrediti da un’imboscata fascista.     A causa di questa infame azione squadrista un gruppo di studenti si è distaccato dalla manifestazione contro la Giannini per recare solidarietà sotto la Questura, non potendo così prendere parte alla contestazione.

Gli studenti restanti si sono invece diretti verso Librino per attendere la Giannini ma, a quanto pare, la polizia non aveva alcuna intenzione di lasciare tutto il divertimento ai fascisti: non appena arrivati fuori dalla Musco gli studenti sono stati malamente allontanati da uno sproporzionato numero di forze dell’ordine, e confinati su un marciapiede sostenendo che quello fosse lo spazio “concesso” ai contestatori.

Gli studenti, determinati e per nulla intimoriti da questa foga repressiva hanno continuato a resistere compatti per l’intera mattinata, nonostante le cinque cariche di “alleggerimento” che la polizia ha effettuato ogni qual volta lo ritenevano opportuno, a propria personale discrezione.

Riteniamo intollerabile che la presenza di un ministro comporti la completa militarizzazione di un quartiere e la totale repressione degli studenti manifestanti: anche oggi si rivela che il vero volto della “Buona Scuola” della ministra Giannini è solo quello della repressione violenta e immotivata contro gli studenti.

Come Koordinamento AutOrganizzato Studentesco portiamo massima solidarietà ai compagni aggrediti dai fascisti e denunciati e rilanciamo la lotta contro questo governo fintamente democratico e che vuole toglierci il futuro!

E quindi, chi è senza futuro scagli la prima pietra! 

Irene e Sergio ai domiciliari – solidarietà!

In questi ultimi giorni d’agosto le misure repressive contro la lotta per il diritto all’abitare sono riprese, indiscriminate e violente, come sempre. Dallo sgombero dello studentato occupato a Roma, Degage, al divieto di dimora a Bologna per un attivista che si era opposto allo sgombero di un’altra casa occupata, Labas. In questo contesto, di pochissime ore la notizia dell’ennesimo abuso subito da una compagna e un compagno di Messina, attivisti alla Ugo Foscolo Occupata, attualmente entrambi agli arresti domiciliari.

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Stamane a Messina si è svolto un presidio in solidarietà a dei senzatetto, in cerca di alloggio, accampati vicino all’università in segno di protesta. Vigili, carabinieri e digos, accorsi a smontare l’accampata e rispedire tutti a casa, hanno incontrato la resistenza passiva di compagni e solidali, decisi nell’impedire lo smantellamento del presidio. Dopo un breve consulto tra le forze dell’ordine presenti, digos compresa, Irene e Sergio sono stati portati in questura per “essere identificati” (come se non fosse sufficiente, in questo caso, la consueta identificazione sul posto tramite la consegna del documento d’identità). Dopo svariate ore passate in questura (da mezzogiorno a quasi le sei del pomeriggio), a Irene e Sergio è stato comunicato di essere agli arresti domiciliari, in attesa del processo per direttissima che si svolgerà mercoledì mattina. I reati contestati ai due sono resistenza a pubblico ufficiale e lesione, nello specifico ai danni di un vigile urbano che si è fatto male mentre provava a smontare una tenda, in un momento in cui i due accusati erano decisamente lontani dal suddetto vigile.

Da nord a sud si riconosce come il clima, circa la questione abitativa, si riscaldi sempre più ad estate nemmeno finita, e come ogni pretesto sia buono per colpire, in un modo o in un altro, compagne e compagni in maniera quasi “scientifica”. Persino resistere in maniera passiva diventa un reato, talmente grave a quanto pare da meritare misure come gli arresti domiciliari. In questo caso poi, digos e carabinieri hanno dovuto prima discutere da parte chi prendere dal mucchio del presidio mattutino. La scelta è ricaduta “a caso” su due compagni attivi alla Ugo Foscolo Occupata, ex scuola occupata da diversi mesi a Messina e fonte di grande dibattito cittadino, teatro anche di tentativi “a basso tono” di sgombero. Insomma, una situazione paradossale e di grave abuso che, appunto, si accosta con troppa facilità ai contesti di gravi abusi che in questi giorni si sono vissuti a Roma e Bologna.

Oltre allo sgomento per l’assurda situazione verificatasi stamattina a Messina, esprimiamo la nostra solidarietà ad Irene e Sergio, certi che da mercoledì saranno liberi di uscire di casa e continuare i loro percorsi di lotta.