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Crocetta contestato a Catania

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È venuto a chiudere la campagna elettorale nella nostra città il governatore siciliano. In piazza Teatro Massimo ad attenderlo c’eravamo noi e pochi intimi. Poco dopo le 23.00 si presenta sul palco, bofonchiando qualcosa su progetti futuri e prospettive per i giovani. E i giovani c’erano: studenti, precari e disoccupati, stanchi di essere sempre nominati ma mai presi in considerazione.

Eravamo lì a riempire quella piazza vuota per dire a Crocetta che non c’è spazio in questa città per chi autorizza l’ennesima opera bellica per eserciti d’oltreoceano, che non c’è spazio per partiti come il PD che approva il TAV, che mai avrà spazio un partito che, al governo, approva decreti come quello sul piano casa o sul lavoro.

Per questa gente, per questi soggetti politici spazio nella nostra città non ce n’è. E lo dimostrano la piazza deserta e lo stesso Crocetta che, al secondo coro di protesta, taglia corto ed esce dal palco, dopo neanche due minuti di discorso.

Rimaniamo noi e la digos in piazza, mentre dal palco qualcuno ricorda che il PD “è per la pace e la democrazia”: pace bellicosa e democrazia che sa di manganello, aggiungiamo noi, ricordando i compagni che ieri sobo stati portati in più di 40 in commissariato per aver contestato Renzi.

 

Siamo notav e nomuos, vogliamo casa e reddito per tutt*, con o senza il permesso di qualcuno.

Sportello antisfratto al Contrasto: CASAXTUTTI

 

1510579_1401125336841407_6976287087521121962_nDa più di due mesi ormai abbiamo occupato il CSO Contrasto.

Il quartiere di Picanello ci ha accolti bene e impariamo a conoscerlo ogni giorno nelle sue mille sfaccettature diverse. Ci sono i ragazzini che fanno i compiti con noi al doposcuola, quelli che vivono la piazza davanti al Centro Sociale, le famiglie di questi ragazzi e i tanti vicini e le tante vicine che ogni tanto ci vengono a trovare.

Stiamo imparando a conoscere il quartiere e capirne le esigenze. Come nel resto della città e del paese, l’emergenza abitativa si è presentata a noi ben presto. Se c’è chi ha bisogno di una casa c’è anche chi una casa ce l’ha e non può più pagarne l’affitto o le bollette, ritrovandosi nel valzer infernale degli avvisi di sfratto e tagli delle utenze.

Per questo, abbiamo deciso di aprire uno sportello antisfratto al Contrasto.

Per noi la casa deve essere per tutte e tutti, non può essere altrimenti e da tempo ci chiediamo se tale esigenza viene affrontata adeguatamente dalle amministrazioni. I numeri però parlano chiaro e a Catania quella abitativa non è solo un’esigenza ma una vera e propria emergenza: 13.000 i richiedenti che aspettano ancora un alloggio, le ultime assegnazioni che risalgono al 2006 e nessun progetto sul tavolo per dare delle risposte.

In questo quadro, a maggior ragione, diciamo da tempo che se gli sfitti si occupano, gli sfratti si bloccano.

SPORTELLO CASAXTUTTI ogni venerdì dalle 16.00 alle 18.00.

Per info contattare il numero 3480710326

 

Non inizia e non finisce nulla il 12A

Le nostre considerazioni sul 12 Aprile a Roma non riguardano la cronaca della giornata né la violenza della polizia a cui siamo purtroppo abituati. Nostro interesse è rimarcare i contenuti del 12A e rielaborarli in un ottica di “spinta” verso il vertice europeo sulla disoccupazione che si svolgerà l’ 11 Luglio a Torino, quello stesso vertice che era previsto proprio per 12 aprile a Roma e improvvisamente spostato di tre mesi.

Rivendichiamo le pratiche e i contenuti del 12 Aprile così come quelle del 19 Ottobre scorso. L’espressione dei Movimenti, che ritornano in piazza ad inaugurare la Primavera e soprattutto a esprimere contrarietà al governo Renzi, si articola su un piano molto reale della lotta, delle istanze e del conflitto. I passaggi concettuali e fisici sono molto semplici e soprattutto empirici, dunque tutti provenienti da esperienze vissute sulla pelle di centinaia di persone che, da tempo, si impegnano su diversi fronti di lotta. Parte dei Movimenti scesi in piazza il 12A sono partiti con una “richiesta d’ intervento” da parte delle istituzioni su temi importanti ma decisivi, come l’assegnazione delle case, l’integrazione e la precarietà. Se da un lato si sono aperti dei tavoli di discussione dall’altro il prezzo di questa apertura era la forzata acquiescenza. “Sappiamo che avete bisogno di case, sappiamo che volete reddito, sappiamo che volete maggiore integrazione e meno discriminazione, sappiamo che volete un diritto allo studio garantito. Sappiamo tutto questo e vi accontenteremo, a modo nostro e coi nostri tempi“. Dunque aspettare che queste istanze sociali, di un certo peso, venissero affrontate dalla politica governativa e parlamentare, regionale e comunale, in agende che mettono ai primi posti la costruzione del TAV, i pareggi in bilancio, i tagli ai servizi. Agenda politica espressione di un modo di vedere il mondo e la società, con le relative esigenze, totalmente al contrario. Ricevuta questa risposta, è stato automatico il passaggio al blocco degli sfratti dal basso, alle occupazioni di case per famiglie e studentati, alla creazione di micro società in cui si tenta di rispondere dal basso e in assenza di delega ai bisogni, alle esigenze, alle aspirazioni. Così le piazze si sono riempite nuovamente, animate da nuova consapevolezza. Se da un lato la manovra dei mass media orchestrati a dovere è quella di far credere che certe pratiche appartengano solo a “zoccoli duri antagonisti, perlopiù dei centri sociali”, dall’altra la realtà è che in piazza, come ai picchetti e alle occupazioni, certe pratiche sono invece condivise da molti “insospettabili”. Pratiche antagoniste e conflittuali che sono in grado di rendere concrete delle soluzioni e che parlano di contestazione e riappropriazione contemporaneamente.

In questo quadro, la piazza del 12A ha visto esprimersi il disagio di chi quotidianamente è costretto a “resistere” per avere un tetto sopra la testa, una borsa di studio o un alloggio che consenta di studiare, per arrivare con qualcosa in tasca a fine mese, per sopravvivere a leggi esclusive e respingenti. Il 12A è stata una nuova occasione di esprimere in maniera più decisa e diffusa pratiche di “assedio” verso quei ministeri responsabili del disagio diffuso. La crisi, questa entità astratta causa di tanti disastri concreti, in realtà ha nomi e cognomi e precisi scopi politici: tagliare il più possibile servizi e diritti per tenere sotto scacco le masse.

Non inizia e non finisce nulla il 12A.

Siamo partiti dal 19 Ottobre, siamo passati dal 12 Aprile per arrivare, sempre più consapevoli e decisi, al vertice sulla disoccupazione giovanile a Torino l’11 Luglio.

E’ finito il tempo di farsi determinare, è arrivato il momento di determinarsi.

Non abbiamo paura della repressione, siamo vicini ai compagni fermati sabato e… ci vediamo a Torino.

Fino a quel momento, continuiamo il nostro percorso di lotta in città.

Matteo, Lorenzo, Simone, Ugo LIBERI!

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